Nel mese dei fiori – Giorno 28

Vigesimo ottavo giorno

Maria regina dei martiri ti esorta a portare tu stesso quotidianamente la croce del divin Salvatore

 

Il cuore si schianta in petto alla madre quando la meschinella debba assistere al figlio che muore. Sul vertice del Calvario qual madre e qual figlio non scorgi tu? La madre è Maria immacolata, è la benedetta fra tutte le donne, perché ella sola tolse ad amar Dio più che tutti gli altri assieme. Or è così duro strazio vedere un figlio che muore. Ma quando il figlio è così buono e che si è fatto già salvatore e della madre e dei fratelli? Ah, Maria, Maria! Ben vi intendo, il vostro dolore è immenso come la vastità del mare! Siete la Madre del Salvatore. È conveniente che i dolori del figlio diventino agonie vostre.

Considera ora con quanta fortezza sostenne Maria il sacrificio del suo divin figliuolo. Allora che la benedetta madre vide oscurarsi il sole, le tenebre coprir la terra e Gesù farsi scarmigliato nei capegli, sudar goccie di agonie, poteva almeno scostarsi un passo e gemere più discosta. Ma è scritto che Maria stava accanto alla croce sempre. Stette quando Gesù, levando gli occhi ondeggianti, disse: “Padre, nelle vostre mani raccomando lo spirito mio”. Stette Maria quando poco stante rivolto a Giovanni disse: “Ecco la madre tua”. Ed a questa: “Ecco il figliuol tuo”. Allora Maria rassegnossi a perdere Gesù per ricevere Giovanni. Che ti pare? Oh che strazio al cuore di tanta madre! Perdere Gesù, Figlio di Dio, per aver Giovanni, figlio di Zebedeo.

E tu quando muovi un’opera di bene e poi trovi Gesù che par ti abbandoni, trovi gli incaricati del divin Salvatore, i tuoi superiori, che par ti abbandonino, oh dimmelo, pensi tu allora a Maria che è desolata, eppur che si rassegna in perdere il suo figlio primogenito? Sopporta volontieri, perché se tu ti mettessi alla sequela di Gesù Cristo, ma con animo troppo triste, che consolazione sarebbe per il tuo Salvatore?

Tu lo seguiresti volontieri il divin Salvatore alle nozze di Cana ovvero al Taborre ovvero al sepolcro della risurrezione od al colle della ascensione. Ma non ti deve bastare. Anzi conviene sovrattutto che tu segua Gesù al Calvario. Dal Calvario Maria ti appare madre desolata sino alla fine. Gli occhi di Maria sanguinavano, eppure non cessa di guardare al suo Gesù. Ne misura gli affanni, ne scorge i patimenti, vede le agonie avvicinarsi rapidamente e poi Gesù che piega il capo sul petto. Ode una voce che dice: “Consummatum  est”, e poi un sospiro che penetrò cielo e terra. Allora l’anima santissima del Redentore già era uscita dal corpo verginale. Gesù rimase dunque esangue sul legno della croce. E Maria? Maria sentì nel suo cuore tutte le agonie di morte, ma non poté spirare. Troppo alto sollievo al suo cuore sarebbe stato il poter morire accanto al suo Gesù.

E tu che ti lamenti per i mali della vita, dimmelo, hai tu sofferto finora sino al sangue? Ti pare che i tuoi dolori si possano in qualche modo paragonare ai tormenti di Maria benedetta? Ma se ti senti di non aver fin qui sopportato assai, confortati a sostenere maggiormente in avvenire.

Abbracciati subito subito e volonteroso a quelle croci che la Provvidenza ti affida in ogni dì. Tu il sai già. Se sei figlio di famiglia, la tua croce è obbedire. Se sei capo di casa, la tua croce è aver sollecitudine. Se sei nubile, la tua croce è combattere le voglie del senso. Se sei maritata, la tua croce è la sofferenza. In ogni stato è la croce sua a portare.

Maria benedetta, quando vide Gesù morto nel grembo suo, oh come sentissi trafitta! Desolavasi con pensare: “Ora io son priva del padre, desolata pel figlio, orfana dello sposo! O Gesù, perduto te, io ho perduto tutto!”. Intanto con pietà tenerissima facevasi a levar d’intorno a quelle tempie venerate le spine della corona adorabile. Intanto si faceva a lavare le lividure e le lacerazioni di quel volto santissimo. Infine avvolgeva quel corpo sacratissimo in quel candido lino che fu poi detto della sacratissima Sindone. È un sacro lino lungo metri quattro e largo due che avvolgendo il corpo del divin Salvatore ne ricevette miracolosamente le impronte. La santa Sindone è principalissima reliquia adorabile del divin Salvatore ed è poi stata a molti, ed ora lo è alla città di Torino, gloria e consolazione alta.

E tu, come la segui tu Maria? Ah, ben ti intendo: ultimo in te a far morire è l’amor proprio. Te lo dice pure il Signore che tu devi mortificar te medesimo. Te lo inculca Gesù Cristo che tu devi ad ogni dì portar la croce tua, ma tu cerchi sempre di scamparne. Però non è a far così. Il corpo più si adatta a lavorare, quando tu lo sommetta alla fatica. E se tu ti eserciti a non mangiare mai fuor misura, a non bere che con temperanza, a non parlare e non divertirti che quando è strettamente necessario, subito avrai appreso che mortificare se medesimo è impresa che costa fatica a principio, ma che poi reca presto i suoi vantaggi.

In quella che porti la croce tua, guarda a Maria e pregala con dirle: “Dolce Cuore di Maria, siate voi la salvezza mia”. Di poi per farle intendere che tu non vuoi esser da meno di un seguace fedele del suo divin figlio, proponi di volere tosto in questo dì abbracciare in specie con affetto quelle croci che la Provvidenza ti presenta a caricartene.

Beato Luigi Guanella

Tratto da http://www.intratext.com/IXT/ITA0614/__PTG.HTM

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