Nel mese dei fiori – Giorno 26

Vigesimo sesto giorno

Maria vergine addolorata insegna a te il portar che devi la croce del divin Salvatore

 

Lascialo dire agli stolti del mondo che quaggiù bisogna cercar di godere quanto si può e patire non mai. Tu guarda a Maria benedetta. Maria, come il suo santissimo Figliuolo, ebbe sempre piantata in mezzo al cuore la croce del divin Salvatore.

Già tu hai inteso Simeone e la profetessa Anna nel tempio a spalancarle dinanzi lo spettacolo dolorosissimo della passione e della morte di Gesù. Dopo questo momento Maria non ebbe più un momento di consolazione. Guardava al suo Gesù la benedetta di tutte le donne, e già le pareva di scorgere quel volto celeste sputacchiato dai ribaldi e quelle mani e quei piedi inchiodati alla croce e tutto quel corpo verginale coperto già di lividure e di lacerazioni dal vertice del capo alla pianta dei piedi. Pure Maria sosteneva forte.

E non solo soffriva paziente, ma allegra e gioconda. Poneva la sua destra al cuore. Toccava con affetto la croce che sentivasi piantata là e intanto anche lei, come più tardi l’Apostolo, diceva: “Di questa croce mi glorierò sempre. Fu pur buono il Signore in aprire la mia mente per intendere le celesti cose! Fu più buono in guardare all’umiltà della sua serva e designarla per madre del Verbo incarnato! Ma ottimo fu in arricchirmi di questa croce che porto infissa nel cuor mio! Di questa croce io me ne glorierò sino alla fine!”

Questo è il linguaggio di Maria. Il discorso tuo allora che ti trovi in qualche grave afflizione quale è? Piaccia a Dio che non sia il tuo un ragionare che faccia disonore al tuo carattere di seguace di Gesù crocefisso.

Tu devi esser crocefisso al mondo come il mondo è crocefisso a te. Oh come l’odia il mondo la croce del Salvatore! Vieni ad un passo del Calvario dove i giudei si incontrarono in Maria benedetta. I capi del popolo e la massa degli ebrei concepirono tanto odio inverso Gesù che per insulto vollero accompagnarlo sino al Calvario. Intanto si incamminarono schierati come una turba di trionfanti. Venivano innanzi scribi e farisei e sadducei, capi del popolo. Seguivano poi gli stessi leviti che da ministri di Dio eransi convertiti in ministri di Satana. Appresso erano i soldati con l’armi imbrandite e poi i carnefici che recavano chiodi, scale, funi per la crocefissione. Infine veniva Gesù. Questi camminava barcollante ed aveva dinanzi un ladrone famoso nelle macchie di Egitto. Di dietro altro ladrone. Gesù nel mezzo portava la sua croce pesantissima. Questa per poco avevagli squarciata la spalla e Gesù, livido per lo stento, in sudore di agonia per i patimenti, cadeva spesse volte come morto sotto alla croce. Ma lo tiravano su e poi lo sospingevano e intanto gli imprecavano con urla feroci.

  E Maria intanto? Ella stava sopra una vedetta per iscorgere il suo Gesù. Passavano poi dinanzi a lei gli ordini di gente ebrea e la coprivano d’insulto dicendole: “Madre disonorata di un figlio crocefisso!”. Ed or quali erano i sentimenti di Maria?… Io non te li so ben esprimere, ma certamente erano di alta compassione al mondo che l’insultava, di pietà tenerissima al suo Gesù che soffriva tanto. Tali devono essere i sentimenti del cuor tuo. Il mondo compatiscilo come uno stolto miserabile. Maria, appena scorse Gesù, fu tra le sue braccia. Allora si udirono pietosi gemiti: “Figlio mio!…”, “Madre mia!…”, e non più, perché gli inumani divelsero Maria da Gesù. Allora la desolata madre spingeva gli occhi innondati di sangue verso al suo Salvatore e ripeteva con più mesto affetto: “Tolgalo il cielo che io mi glorii in altro che nella croce del mio signore Gesù Cristo”.

Intanto lo puoi credere tu che Maria avesse un affetto per le vanità di quel mondo infelice? Impossibile è crederlo, assurdo è il supporlo tampoco. Le sciocchezze di superbia, le vanità dei godimenti, la tenacità dello interesse avevano spinti gli ebrei allo eccesso di crocefiggere Gesù in croce. Ah, Maria come detestava di cuore quelle iniquità! E tu come le abbomini? Beato se ti persuadi che stoltezze son tutte le vanità del mondo. Più beato se ti induci a rinunciarvi.

Io te ne prego, accostati alla rupe del Calvario, mira là in croce esangue il tuo Salvatore, fissa poi gli occhi in volto a Maria desolata, e lascia se puoi di amare anche tu più vivamente che per lo passato la croce ed il Crocefisso tuo. Raccomandati anche in ciò a Maria addolorata. Pregala con dire: “Dolce Cuore di Maria, siate voi la salvezza mia”. Indi affrettati per compiere ad onor di Maria e per compassione a Gesù un viaggio di patimento nel luogo dei tuoi patimenti in questo giorno. Questo gioverà perché tu più di cuore ti abbracci alla croce del Salvatore.

Beato Luigi Guanella

Tratto da http://www.intratext.com/IXT/ITA0614/__PTE.HTM

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