Nel mese dei fiori – Giorno 20

Ventesimo giorno

Come Maria nella casa di Nazaret, così tu nella casa del tuo paese devi dire a Dio: “Vivere o morire, voglio essere tutto vostro, o Signore”

 

Nelle famiglie religiose si trovano talora così divoti figli al loro padre che per lui sono disposti a qualsiasi sacrificio. Se il padre ammala, i figli si offrono a Dio a morire per lui. O se il genitore è robusto, i figli medesimamente si esibiscono pronti nella casa, laboriosi al campo, perché i dabben figliuoli non desiderano cosa più vivamente che di piacere al proprio genitore.

Di questo modo Maria santissima si offriva al suo Signore nella casa di Nazaret. Maria è la creatura più grande che sia uscita dalle mani di Dio, eppure conduce vita privata come qualsiasi donna nella casa del suo paesello. Quando il Signore le mandava l’arcangelo suo, ovvero che la presentava ad Elisabetta od a Simeone nel tempio, Maria lodavane il Signore. Adesso che è sola sola nella sua casa di Nazaret, è egualmente contenta di sé, lieta di vivere per Iddio, più lieta di morire quando ciò fosse stato di piacimento allo Altissimo. E tu sei anche così bene disposto nel cuor tuo?

Entra in una casa di cristiani. Trovi là entro figliuoli che lavorano e sono alcuni buoni ed altri cattivi. Ma i buoni figliuoli compiono il lavoro proprio con letizia, perché in operare hanno per fine di piacere al genitore. Però di lui parlano con lode, di lui discorrono con affetto sempre crescente. Oh come son cari tali membri in una famiglia. Maria benedetta più che tutte quante le creature degli uomini lavorava con allegrezza somma nella casa di Nazaret, perché la somma delle sue brame non era che di piacere a Dio.

Ed or scorgi che infelicità è quella dei figli cattivi. Anche a questi tocca un lavoro e l’eseguiscono ancor essi, perché diversamente non potrebbero nella casa mangiare un pane tutti i dì. Però mentre sudano imprecano e per ogni passo che muovono ruminano in petto pensieri esecrandi. Infelici! Essi non lavorano per altri, ma per sé. Non si affaticano per il ben dell’anima, ma si indispettiscono per i capricci del corpo. Meschinelli, che in travagliare non movete un solo sguardo di pietà a Dio Padre, come potete voi dire di essere figliuoli o diletti od almeno discreti che vogliono occuparsi in pro del Signore?

 Il dabben figliuolo, come è disposto a dar sudori assai per il padre, così è contento di ricevere qualsiasi insulto di scherno. Il buon giovinetto è là che lavora il campo del padre. Vengono compagni e lo deridono, vengono vicini e lo insultano, vengono forse parenti e lo coprono pur anche di obbrobrio. Ebbene che gl’importa di tutto questo al savio figliuolo? Che importò agli apostoli del Signore i ludibrii delle genti? Domandalo a Paolo se mai per un istante ebbe paura degl’improperi di tutti. E Maria benedetta quante volte si sentì ferir l’orecchio! Lei nata da real casato, eppure occupossi in luogo ed in ufficio abbietto di povera madre. Ma Maria godeane tanto più nell’animo, perché il voler suo era di piacere a Gesù in tutto.

La ragione di ciò è che Maria si riconosceva in tutto di Dio. Dio le aveva dato mente per conoscerlo. Dio le aveva dato cuore per amarlo. Dio le aveva dato corpo immacolato per onorarlo. Dio l’aveva lui arricchita di tutte le grazie, epperciò la Vergine volontieri ripetea: “Quello che ho di bene è dono del mio Signore, giusta cosa è che a Dio solo io serva e per sempre”.

E tu, che hai di bene che tutto non l’abbia ricevuto da Dio? Dunque ripeti collo Apostolo anche tu che sei del Signore e che a lui solo vuoi servire. Questo proposito è il più nobile che tu possa fare. È poi proposito sì necessario che senza di esso è impossibile che tu ti salvi. Sicché prega Maria che ti ammaestri a piacere a Dio come ella piacque, e intanto pregala: “Dolce Cuore di Maria, siate voi la salvezza mia”. Affrettati poi in questo dì a fare qualche buon atto di rassegnazione che ti disponga da qui innanzi a star sempre nelle mani di Dio, sia in momento propizio di salute, sia in ora più scabrosa di malattia o di morte.

Beato Luigi Guanella

Tratto da http://www.intratext.com/IXT/ITA0614/__PT8.HTM

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