Nel mese dei fiori – Giorno 16

Decimo sesto giorno
Maria che obbedisce nella cerimonia della purificazione insinua il gran bene che è obbedir sempre


Presso alla Legge degli ebrei si faceva obbligazione alla donna divenuta madre di recarsi al tempio per essere benedetta con una sacra cerimonia che dicevasi della purificazione. Dovevano poi le madri ricche recare in dono al tempio un agnello e le povere un paio di colombi ossia di tortorelle. L’obbligo si faceva per tutte le donne le quali, essendo peccatrici, all’atto che divenivano madri contraevano certa macchia altresì esteriore, a guarire la quale richiedevasi dalla Legge la suddetta cerimonia della purificazione.

Ma Maria, essa sola fra tutte le donne nate da Eva, fu immacolata fino da principio. E quando la Vergine benedetta divenne madre del Salvatore, non solo non perdette punto della integrità purissima, ma ne avvantaggiò con dare in luce l’autore della purezza e della santità. Però Maria non bada ai privilegi divini che l’adornavano. Maria, oltre all’osservanza della Legge che parla in modo generale, riguarda al buon esempio che con ciò può dare altrui; si stima poi fortunata in aver con ciò occasione di protestare con atto solenne di riconoscersi umile creatura del Signore.

Chi obbedisce dona al Signore la propria volontà e con questo gli regala quanto ha di più prezioso e di più caro. Maria benedetta in obbedire alla legge del Signore disse: “Così vuole il Signore e così desidera il mio cuore; giusto e santo è tutto ciò che impone l’Altissimo”. In eseguire, la volontà di Maria non voleva altro che quello che intese il Signore, il suo pensiero non faceva che unirsi strettamente al pensiero di Dio. Nessuno obbedì più precisamente che Maria.

E qui osserva di grazia. Figurati che Maria non avesse voluto sottostare a questa cerimonia a lei certamente umiliante; oh come avrebbe subito giudicato sinistramente di lei il mondo! E così avviene di te quando, potendo starti lieto al tuo posto come il superiore desidera, tu brami mutar ufficio e aspiri a dignità maggiore. Se il ciel ti guardi che sia accontentato, il mondo subito dirà di te che sei un pretensivo, che per esser un dappoco guardi tropp’alto, e così pochi avranno un pensiero di te, più pochi confideranno nella prudenza de’ tuoi atti, e tu rimarrai là brutto e confuso sopra un seggio, nel quale troppo sciocco pretendesti un dì incenso continuo di onori, godimento di amicizie. È proprio vero dunque che Israello, ossia l’anima che è giusta bensì, ma che è ancor ostinata nella sua volontà, sarà confusa.

Impara tu a regolarti. Pregane poi Maria benedetta con dirle più volte: “Dolce Cuore di Maria, siate voi la salvezza mia”. Ed oggi affrettati a fare per un momento attento esame di coscienza, per iscorgere quante volte e in quanti modi anche tu fosti fin qui troppo meschino in vivere troppo attaccato al voler tuo.

Beato Luigi Guanella

Tratto da http://www.intratext.com/IXT/ITA0614/__PT4.HTM

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