Nel mese dei fiori – Giorno 11

Decimo primo giorno

Maria nelle tribolazioni fu forte, epperciò si ebbe prò altissimo. Imitala nelle tue avversità

Eccola qui una verità che pochi ancor dei cristiani sanno comprendere. Ma eccoti anzitutto un esempio in Maria santissima. Quella Vergine purissima era avuta in istima di illibatissima da Giuseppe, chi nol sa? Eppure mesi di poi gli appare in atto di altra donna. Crudo pensiero per Giuseppe castissimo! Ed a Maria quanta pena non fecero le angustie dello sposo? Pure quello che in lei era avvenuto per opera dello Spirito Santo sapevalo l’arcangelo Gabriele e conoscevalo lei sola. Ma poteva o doveva la modestissima Vergine rivelare lei il gran mistero? Perciò si tenne silenziosa, aspettando che Dio provvedesse. E già l’angustia in Giuseppe toccava il colmo e già il compagno castissimo pensava per allontanare Maria, quando in buon punto gli compare un angelo celeste e lo rinfranca appieno. Oh come si allargò il cuore a Giuseppe! Venne dinanzi a Maria e la riverì come signora sua, e così cessata la tentazione fu poi sempre in quella compagnia di Maria e di Giuseppe come il mattino sereno di una perpetua primavera.

Domandalo ora a te stesso: quando uno o quando molti del tuo prossimo parlano con biasimo altissimo di te, che pensi intanto in cuor tuo? Francesco di Sales, essendo già vescovo di Ginevra, fu accusato di un delitto pessimo ed ei non se ne addava. Interrogato, rispose: “Sallo Iddio il grado di stima che mi è necessario a compiere l’ufficio mio, ed egli provvederà”. La innocenza fu poi presto riconosciuta, ed intanto Francesco si ebbe il doppio di merito nella pubblica estimazione.

  Tu come ti comporti in casi consimili? Se io non erro, tu sei largo in proferire coi discorsi: “Beati i tribulati”, ma sei poi tanto sollecito a lamentarti, quando un ti dica una parola in contrario del genio tuo.

Pure nei patimenti è un gaudio vero. Credi tu che Maria, mentre era in angustie, non avesse anche le consolazioni sue? Sapevalo la fortunata di piacere a Dio, epperciò viveva non solo rassegnata, ma contenta.

Tu, quando sostieni, pensa che sei come un figlio che suda per rallegrare la mensa del padre suo. Pensa che sei come un soldato il quale riporta le nobili cicatrici che ha ricevute per salvar la vita del suo sovrano. Gli angeli del cielo soffrirebbero per Iddio se il potessero, ma non sono in grado. Patire è la più cara prova di amare. Or va tu e cerca, se ti sarà possibile, di trovare un onore così puro come questo del patire.

Ma nella pazienza vi è anche l’utile. Tu per tante colpe commesse sei debitore a Dio di centomila lire. Come pagherai l’ingente somma? Orbene, se tu la soddisfi in questa terra, bastano sol cinque soldi di rassegnazione e Dio s’accontenta. Se poi aspetti al purgatorio, pagheresti un rigor del fuoco fino all’ultimo quadrante. Più, con un po’ di pazienza sradichi da te quei mali abiti che ti fanno cader in tante colpe. Poi le tribolazioni come buone maestre ti guidano al paradiso, come buone madri ti fanno camminar sollecito, come buone regine ti accompagnano al sommo della perfezione. E infine mira il diletto che è nelle tribolazioni. Ti aprono il paradiso e te lo additano con dirti: “Eccola la bella gloria che ti attende”. Son come messaggeri celesti che ti dicono: “Sta su di buon animo che tu ami il Signore e Dio ti ama”. Intanto Iddio si fa innanzi a te come amico tenero e per quel corruccio di un momento che sostieni, egli ti riempie l’animo di soddisfazione altissima. Credilo a san Paolo che confessa di sé: “Sovrabbondo di gaudio in ogni tribolazione”. Sicché scaccia dalla mente tutte quelle vane apprensioni che si succedono a molestarti e persuaditi che in patire è davvero ogni diletto.

Se sono le tentazioni del demonio a molestarti, tu gridi d’esserne liberato perché in quelle temi d’offender Dio. Ma tu vigila e fa il dover tuo, che il Signore eseguirà ancor meglio l’ufficio suo.

O sono tribolazioni che ti vengono dalla malizia degli uomini, e allora te ne scusi con dire: “Sopporterei se a castigarmi fosse il Signore, ma non posso tollerare che un qualsiasi da meno del par mio mi copra di insulti”. Or tu sta a vedere che uno potrà torcerti un capello da testa, se Dio nol permetta. E questo pure lo sai. Pure fino a quando sarai fanciullo da contraddirti così miseramente ne’ tuoi discorsi?

Tel dissi sopra che altri più forti domandano a Dio che aggravi pure in peso sopra il loro dorso il gravame delle tribolazioni. Quanto a te, se non ti regge il cuore per domandarle, supplica che ti s’accordi il buon volere di sopportare almeno quelle croci che spontanee ti vengono da alto. Queste sono le più accette a Dio, le più proficue all’uopo tuo. Pregane anche per questo Maria e dille: “Dolce Cuore di Maria, siate voi la salvezza mia”. Ripetila quest’orazione nello intento di ottener per suo mezzo tutto il meglio che Gesù sa fare al caso tuo.

Beato Luigi Guanella

Tratto da http://www.intratext.com/IXT/ITA0614/__PSZ.HTM

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