2006-07-19

Mentre Maria sbriga il lavoro domestico e fa le faccende quotidiane, il suo spirito persevera nella preghiera. Adora Dio nel cielo, ma anche nel suo Figlio. Questa preghiera, che tocca e racchiude cielo e terra, la fa partecipare alle preoccupazioni del Padre, alle gioie e alle preoccupazioni del Figlio, ma non riduce la sua autentica partecipazione agli avvenimenti terreni. Forse le dà un poco di colore, poiché vive nella fede e nella speranza e non si lascia opprimere da ciò che è incomprensibile e sovrabbondante nella sua vita; fa perdere importanza alle piccole preoccupazioni della vita di fronte alle preoccupazioni per l’opera futura del Figlio, per ciascuno dei giorni di lui, per la sua propria preparazione a tutto questo. Proprio in Maria si mostra il giusto curare­ (non si potrebbe dire spartire) i diversi doveri e diritti. Soffre nella croce insieme col Figlio, e lascia che sia nascosto ciò che deve restare nascosto: la sua consapevolezza della  redenzione.

 

Deve sostenere un determinato grado di notte. Ma ciò non le impedisce di vivere la gioia piena della resurrezione, la fede piena, ininterrotta, in essa. E tuttavia più tardi rivivrà nella  

piccola casa di Giovanni, le piccole preoccupazioni, e ciò sarà  

giustissimo. Soltanto nella misura minima in cui è stato possibile risparmiarlo al Figlio, viene risparmiato a Maria il vivere a contatto con il mondo, così com’è, con il suo peccato e le sue  

mancanze, e il bisogno pressante di più preghiera e l’impossibilità di esaurire la preghiera. C’è nella sua esistenza una fortissima tensione; benché possa sembrare che, con il suo sì, metta dietro di sé ogni tensione, da ogni superamento nasce  qualcosa di nuovo, che deve a sua volta essere superato. Nel suo lasciar-accadere non c’è nulla che non possa stare in esso. Maria deve continuamente restare vigilante: non soltanto per ascoltare nella preghiera la voce di Dio per perseverare davanti a lui nel silenzio, ma per accettare ogni nuovo compito. La vigilanza condiziona la partecipazione. E la partecipazione condiziona a sua volta il patire. Il patire significa sempre, anche dopo la  resurrezione, patire ancora con il Figlio sulla croce.

 

Certo si può vedere tutta la vita della madre come una semplice

curva, dal percorso ininterrotto, che tuttavia è spezzato da un

numero incredibile di cose, che hanno l’apparenza di epicicli o di

ritorni all’indietro. In essi si scorge l’effetto della preghiera di Maria.

Ella prega sempre per ciò che verrà, ma non può e non deve

separarlo da ciò che è stato. E quello che della sua sostanza mette

dentro alla preghiera, porta nuovo frutto nel suo senso e nel Dio

trinitario. Lei vive per amare e ama per vivere. Questo sia nella

sua preghiera come nel suo operare, sia nella sua contemplazione

come nella sua azione. E può accadere benissimo che nella sua

preghiera non porti soltanto davanti a Dio le grandi domande della

chiesa, non soltanto le innumerevoli domande dei prossimi, ma anche le piccolissime, insignificanti domande che le si impongono nel suo vivere quotidiano. Queste cose stanno tutte sotto l’effetto della preghiera e si trasformano in essa e avrebbero ricevuto un aspetto del tutto differente, se non fossero divenute anche parte della sua preghiera totale.

 

 

                                            Adrienne von Speyr

 

 

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