2006-06-22

Il giorno della mia ordenazione ho preso due decisioni:

 

1. Che avrei offerto la Sacra eucaristia ogni sabato in onore di nostra Madre Benedetta per chiederle la sua protezione nel mio sacerdozio (la lettera agli Ebrei ordina al sacerdote di offrire sacrifici non solo per gli altri, se no anche per se stesso, giacché i suoi peccati sono maggiori dovuto alla dignità del suo ufficio.

2. Ho anche risolto che paserebbe un’Ora Santa tutti i giorni in presenza del Nostro Signore nel Santissimo Sacramento.

     Nel corso del mio sacerdozio ho mantenuto entrambe le decisioni. L’Ora Santa ebbe origine in una prattica che ho cominciato un anno prima di essere ordinato. La capella grande del Seminario di San Paolo si chiudeva alle sei di sera; però c’erano ancora capelle disponibili per le devozioni private e le orazioni notturne.

Quella sera in particolare, durante la pausa, ho camminato da una parte all’altra fuori dalla capella maggiore per quasi un’ora. Il pensiero mi ha colpito: perché non fare un’Ora Santa d’adorazione nella presenza del Santissimo Sacramento? Ho iniziato il giorno dopo; oggi posso dire che ho seguito questa prattica per più di sessant’anni.

Brevemente darò alcune raggioni per le quali ho mantenuto questa prattica, e perché l’ho fomentata in altri.

 

Primo, l’Ora Santa non è una devozione; è una partecipazione all’opera della Redenzione.

      Secondo, l’unica volta che il Nostro Signore ha chiesto qualcosa agli Apostoli, fu la notte della sua agonia. Lui non l’ha chiesto a tutti…magari, perché sapeva che non poteva contare sulla loro fedeltà. Ma al meno aspettava che tre gli fossero fedeli: Pietro, Giaccomo e Giovanni. Da quel momento e con tanta frequenza nella storia della Chiesa, il male è stato sveglio, ma i discepoli stavano dormendo…E’ per questo che uscii dal Suo angosciato e solitario Cuore il sospiro: "Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me?". Lui non chiedeva un’ora di attività, ma un’ora di compagnia.

La terza raggione per la quale mantengo l’Ora Santa è per crescere più e più nella Sua somiglianza.

Come dice San Paolo: "Ci trasformiamo in quello in cui fissiamo lo sguardo". Nel guardare un tramonto, la faccia prende un brillo dorato, il guardare il Signore eucaristico per un’ora trasforma il cuore in un modo misterioso, come il volto di Mosè fu trasformato dopo la compagnia di Dio nella montagna.

Ci capita qualcosa di simile a quello che è accaduto ai discepoli di Emmaùs la sera della domenica di Pascua. Quando il Signore gli incontrò, gli chiesi perché erano così tristi. Dopo aver passato qualche tempo nella Sua presenza, e ascoltare di nuovo il segreto della spiritualità -"Il Figlio dell’Uomo deve soffrire per entrare nella sua gloria" – il tempo con Lui finì, ma i loro "cuori ardevano" (Lc. 24, 26 y 32).

                                                                                                     Arcivescovo Fulton Sheen

 

 

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